Cut throat price e contenuti: Il low cost content danneggia il web ?

mar 14

contenuti per il web uccisi Cut throat price e contenuti: Il low cost content danneggia il web ?

il web è veramente danneggiato da articoli e contenuti low cost ?

Il cut throat price letteralmente: prezzi taglia gola, consiste in una tecnica commerciale che punta a eliminare la concorrenza e ad ampliare la propria quota di mercato, praticando dei prezzi talmente bassi da esser difficilmente replicabili da un concorrente.

On-line questa strategia è molto visibile nelle pratiche di drop shipping che si appoggiano alla piattaforma ebay. I rivenditori capaci di operare con bassissimi margini, rendono la vita quasi impossibile alla maggior parte dei loro concorrenti, tanto da spingere molti a uscire dal mercato.

Questo fenomeno si può notare anche in settori emergenti, come quelli legati alla produzione di contenuti per il web. A differenza che nell’esempio precedente (quello di ebay) qui il cut throat price non è figlio di una strategia di marketing, aggressiva e spregiudicata, ma viene utilizzato per semplice necessita di guadagno di nuovi entranti nel mercato. Molti studenti delle scuole superiori o universitari, si propongono come produttori di contenuti per il web. per cifre esigue, (parliamo in alcuni casi di circa 1€ per articoli di 300 parole) questo porta uno scompenso del mercato che genera non pochi problemi ai professionisti, che un tempo avevano vita facile non avendo concorrenza aggressiva.

Analizzando bene il fenomeno, si nota che in effetti il danno al mercato dei contenuti non è così grave come potrebbe sembrare, e che forse questi prezzi taglia gole sono in grado di potare solo i rami secchi, per capire meglio analizziamo schematicamente il fenomeno.

Chi vende articoli a meno di un euro per 100 parole ?

Principalmente studenti o persone senza conoscenze o capacità specifiche tali da consentirgli di monetizzare diversamente e in modo più preformate le loro capacità. Quindi teoricamente un professionista della creazione di contenuti per il web dovrebbe esser in grado di creare articoli di livello superiore, di quelli prodotti a “taglia gole”.

Chi acquista questi articoli ?

Principalmente piccoli blog o portali, che incassano somme che non potrebbero permettere di coprire il costo di articoli scritti da persone più preparate, in quanto il ROI (ritorno sull’investimento) sarebbe pari a o inferiore a 0. Questo di fatto non dovrebbe generare problemi a siti che sono in grado di fornire contenuti di qualità superiore, perché la merce che propongono dovrebbe esser decine di volte migliore.

Come ha sottolineato giustamente Davide Rigon è giusto ricordare che: anche blog e siti con grossi volumi di traffico acquistano articoli a bassissimo prezzo; questo richiama l’ultima frase del precedente paragrafo e anticipa le conclusioni.

La verità

Molti professionisti della creazione di contenuti hanno tratto vantaggi da una situazione di vuoto concorrenziale, che probabilmente non li spingeva a migliorarsi, questo ha fatto sì che attualmente il contenuto prodotto da un ragazzino sveglio sia equiparabile spesso a quello di un professionista poco allenato. Per quanto riguarda alcuni blog e siti di grosse dimensioni che si lamentano del fenomeno, il problema spesso è generato da una staticità nella linea editoriale che non permette di vincere la “guerra” sul contenuto di qualità.  Spesso si adottano contenuti a bassissimo costo che poi verranno “valorizzati” dal brand, ma come è logico questo non permette sicuramente  di far distinguere le proprie pagine web per la qualità. Inoltre in molti casi è assente una procedura di controllo di qualità reale, ciò significa che l’editore non è in grado di stabilire il valore  di quello che pubblica.

In questo terribile minestrone di economie e marketing, dobbiamo considerare anche: le difficoltà di discriminazione e valutazione del contenuto da parte dell’utente, e un a volte elevata permeabilità dei motori di ricerca a siti con contenuto che ha la sola funzione di riempimento e di appoggio per eventuali inserzioni promozionali.

Concludendo: Vi è si una concorrenza tra contenuto low cost e contenuto di alta qualità, sicutamente la chiave per emergere  stà nella capacità dell’editore e dello scrittore, di far percepire il valore di ciò che viene proposto.

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14 Commenti

  1. Mi ricorda molto i discorsi sui web designer ed i ragazzini che svendono il proprio lavoro.. con la differenza che nei siti web, solitamente, i designer si danno da fare e fanno notare con facilità la differenza di qualità, quindi un mercato non va a influire sull’altro ( tra chi vuole spendere e chi ha pochi fondi ).

  2. Ciao Francesco, si la situazione è molto simile :) volendo per fare un esempio automobilistico: Tata non crea problemi a BMW e Mercedes perchè la clientela target e il prodotto son completamente diversi :)

  3. bell’articolo. al tuo commento mi vien da aggiungere oltre che sono daccordo per ora pero’ chissa se Tata si potrebbe mai trovare di fianco a quei colossi ovviamente dietro un consapevole cambiamento.

  4. Tata non direttamente ma acquisisce sltre case che nel lusso ci sguazzano da anni.

    Cmq mio parere sull’articolo è che l’altra faccia della medaglia d questi articoli low cost è che comunque in un ottica di indicizzazione Google se ne frega se l’articolo è stato pagato tanto o poco o se il contenuto è valido più di altri. Se l’algoritmo dice ok il rischio è di vedere quell’articolo al di sopra di altri anche migliori. Così facendo si potrebbe alimentare anche un circolo vizioso che premierebbe siti scadenti.
    Comunque spesso tutto questo meccanismo rischia davvero di rovinare il web dal lato del fruitore. Per chi scrivere se vale veramente il lavoro lo trova! Prima di vendere il proprio articolo il lavoro è vendere la propria immagine.

  5. @Martino

    Sono pienamente d’accordo con te per quanto riguarda i motori di ricerca, infatti ho citato la cosa nel penultimo paragrafo :)

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    Vedo inoltre che l’esempio motoristico è piaciuto :)

  6. Matz67 /

    Bell’articolo, in effetti spesso non si considera che chi si definisce professionsta debba dimostrare le proprie capacità

  7. Davvero un articolo interessante che genera molti spunti di riflessione.
    Personalmente ho visto anche articoli pagati a meno di 1 euro per 300 parole, e io personalmente non ho nemmeno il tempo di leggerli questi annunci.
    Quel che dice @Martino è giusto e può essere il risvolto della medaglia, ma chi gestisce un blog sa che per fare strada c’è bisogno di contenuti di qualità.

    Lo stesso discorso si può fare per chi offre o si fa fare siti web a 100 euro.

    Meglio fare 50 siti da 100 euro o 1 da 2.500?
    Meglio scrivere 100 articoli inutili o 1 professionale?

    L’importante è decidere a quale nicchia di mercato fare riferimento.

    • Per quanto riguarda i siti a esser sincero ho visto siti da 100 euro fatti meglio di siti pagati 1000 euro (ma è un tema su cui si può discutere parecchio dato che nel mezzo c’è tutto un discorso di percezione del valore e utilità reale, magari ci scriverò un articolo ;-) ), comunque in linea di massima come sottolineva molto bene Martino il fattore “motori” incide parecchio su tutto il mercato.

      D’accordissimo sulla necessità di decidere un segmento di mercato per posizionarsi ^^

  8. Bel articolo ma non concordo su una cosa “Chi acquista questi articoli ?”
    Tu dici che questi articoli vengono acquistati da blog di piccole dimensioni ma ti assicuro, e secondo me lo sai bene anche tu, che non è così.
    Ci sono siti supermega stimati dalla rete che “sfruttano” questi articolisti e riescono ad ottenere grandi, anzi grandissimi guadagni. Non voglio fare nomi, ma uno di questi siti ha poi portato alla creazione di un network di blog e quindi significa che i ritorni ci sono.

    I piccoli blog non acquistano articoli ma se li scrivono da soli oppure cercano volontari che lo fanno per passione.

    A me dispiace vedere che ogni volta i grandi blog se ne escono puliti da queste discussioni. Io penso che questo “writting low cost” sia nato dalla speculazione dei grandi blog.

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    Per quanto ne concerne il web design fatto dagli studenti io ne avrei da dire ma è meglio aspettare un articolo dedicato per discuterne.

    • Ciao, in effetti sò con abbastanza certezza di siti con centinaia di migliaia di visite che comprano articoli da 2,50 euro, hai pienamente ragione, il mio era un discorso teorico che era legato al discorso generale ^^ (ho sbagliato a sottintendere che la vicinanza tra contenuti amatoriali e semi-pro crea anche una sovrapposizione di mercato).

      Comunque ti assicuro che ultimamente anche piccoli blog cercano di ricalcare il modello di business che ha portato molti siti di grosse dimensioni al successo, ovviamente essendo tutti progetti low budget non possono far altro che sfruttare contenuti a bassissimo costo.

      Inoltre ci tengo a sottolineare che questo articolo non vuole accusare nessuno, “gli affari sono affari”, unica cosa che bisogna stare attenti perchè sul lungo certe decisioni spesso si pagano, sopratutto quando stai rischiando di bruciarti un brand forte.

      Per quanto riguarda il discorso piccoli siti grandi siti, potrei raccontare tante storielle simpatiche di errori di piccoli siti (per lo più errorini in buona fede), mentre potrei scrivere pagine su vere e proprie bastardate (al limite del legale) di famosi siti e personaggi del panorama Italiano XD chissà se prima o poi mi metterò a farlo…
      Aggiornato l’articolo, ti ho citato ;) , grazie della dritta.
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      P.S. per l’articolo sul webdesign non-pro, appena mi passa il raffrdore ci lavoro ;)

  9. Grazie per la citazione Filippo :)
    sono contento che l’hai inserita perchè da webmaster fatto in casa sono stanco di vedere portati in palmo di mano siti/blog che hanno conquistato il mercato a suon di articoli low cost.

    Aspetto con ansia l’articolo su web design non pro così avrò modo di riportare le mie esperienze!

    Ciao

  10. Ecco un esempio di disinformazione:
    http://www.dietaland.com/funghi-proprieta-valori-calorici/608/

    Non mi sembra sia un network blog insignificante.
    Chi ha scritto il post? molto molto probabilmente un articolista e non una nutrizionista.

    • Ciao Davide, non entro nel merito dell’articolo (dovrei approfondire l’agomento prima di poter dare un parere valido), comunque in generale gli articolisti capici si documentano prima di scrivere un articolo, ne conosco che spesso prima di scrivere un articolo contattano esperti del settore per chiarire i loro dubbi :)

  11. L’articolo in questione è scritto da chi scrive anche su un blog di annunci di lavoro…

    Comunque capisco che tu non voglia entrare nei dettagli della discussione ma volevo portare alla luce uno dei tanti articoli “non professionali” degli articolisti.

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